CONFINI

Superfici, soglie, memoria

La mostra Confini nasce da un esercizio di osservazione fotografica sul limite: il punto in cui una superficie finisce e ne inizia un’altra, dove la luce incontra l’ombra, dove l’immagine si sdoppia in un riflesso.

Il confine, in fotografia, non è soltanto una linea; è un momento di tensione visiva e simbolica: un passaggio, una soglia.

Gli studenti hanno esplorato due luoghi emblematici di Milano, profondamente diversi ma sorprendentemente dialoganti.

Da un lato Fondazione Prada, spazio dell’architettura contemporanea progettato da OMA, dove materiali, colori e superfici convivono in un paesaggio visivo complesso. Qui i confini emergono come contrasti cromatici, giunzioni materiche, riflessi metallici, trasparenze e ombre nette; l’architettura diventa un dispositivo ottico che moltiplica piani e profondità.

Dall’altro lato il Cimitero Monumentale, luogo della memoria e della stratificazione storica. Tra sculture, edicole e architetture funerarie ottocentesche e novecentesche, i confini assumono un’altra dimensione: tra presenza e assenza, tra materia e ricordo, tra vita e memoria poetica.
La fotografia qui intercetta segni di decadenza, superfici consumate, ombre morbide e riflessi opachi che raccontano il tempo.

La mostra mette in dialogo questi due paesaggi urbani attraverso una stessa domanda visiva: dove inizia e dove finisce uno spazio, una forma, un ricordo?

Ne emerge una sequenza di immagini che non documenta semplicemente dei luoghi, ma indaga il momento fragile del passaggio: tra luce e oscurità, tra contemporaneo e memoria, tra architettura e tempo.

Il confine, in queste fotografie, non separa soltanto, connette, rivela, apre nuove possibilità di lettura. Queste immagini invitano lo sguardo a fermarsi proprio lì: nel punto esatto in cui qualcosa cambia.